Riforma campionati

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Da diversi anni ormai si parla della necessità di una riforma dei campionati che possa ridurre il numero di squadre, ma sempre tutto poi tramontato. Stavolta forse può essere la volta buona, ma analizziamo nel dettaglio quale è la proposta attuale e in cosa andrebbe rivista. L’11 marzo data chiave con l’assemblea generale convocata, per cui si deve provare a trovare una quadra entro quella data. Ma già il prossimo 26 gennaio ci potranno essere delle indicazioni importanti.

La proposta della riforma consiste in:

  • Serie A da 20 a 18 squadre
  • Serie B da 20 a 18 squadre
  • Serie C da 60 a 18 squadre

Ci sarebbe poi la creazione di una Serie C2 che dovrebbe fare da cuscinetto tra il professionismo e i dilettanti. Ma andiamo con ordine nel capire pro e contro.

Serie A da 20 a 18 è sacrosanto. La nuova Champions o in futuro una Superlega hanno più partite di base rispetto a quelle attuali. La nuova Champions ad esempio passa da 6 a 8 gare del girone, la proposta della Superlega è addirittura 10, quindi è chiaro che la Serie A debba rivedere il numero di squadre per non intasare ulteriormente il calendario, oltre al fatto che alcune squadre di bassa classifica hanno un livello troppo basso per la categoria rendendo il prodotto calcio anche meno appetibile a livello televisivo.

Serie B da 20 a 18 squadre non è necessario, ma può anche andare bene. Non è necessario perchè riducendo la serie A a 18, due squadre che oggi starebbero in A, andrebbero in B che solleverebbe in modo importante il livello del campionato. Basti immaginare cosa sarebbe oggi la B senza Feralpi Salò e Ascoli che stanno agli ultimi 2 posti e al loro posto ci fossero Salernitana ed Empoli. La B avrebbe un livello più che consono anche restando a 20. Ridurla ulteriormente si può fare, ma non è una necessità.

Serie C da 60 a 18 questo è il punto più critico di tutta la riforma. Significa eliminare dal professionismo 42 club, quindi 46 totali includendo la riduzione di A e B. E’ vero che ogni anno tanti club in serie C falliscono e non può restare come oggi, ma il punto chiave è come sarà la C2 e finchè non lo spiegheranno bene, sarà difficile potersi esprimere. Altro punto critico le squadre u23. Ad oggi vengono inserite in Serie C sparse nei vari gironi e in futuro avere ad esempio 10 squadre u23 nei 3 gironi è una cosa, diverso se la C sarà a 18 squadre. Non avrebbe senso un campionato di C a 18 squadre di cui la metà sono le squadre u23 dei club di serie A. A quel punto o si crea un campionato U23 tra le squadre B dei club di Serie A, oppure il progetto squadre B muore definitivamente perchè sarebbe irrealizzabile con questi numeri. Tutto dipende anche da come sarà nella loro idea la C2. In ogni caso una riduzione da 100 a 54 club professionistici è esagerata. Potrebbe avere una logica maggiore una A a 18, una B a 20, una C con 2 gironi da 20 con una decina di squadre U23 dei top 10 club divise nei 2 gironi. Si avrebbe così la riduzione di 20 club in C e 2 in A, ma si avrebbe anche la creazione possibile delle U23.

Si solleverebbe così il livello della Serie A senza avere grandi problemi di diritti tv, si solleverebbe il livello della B che diventerebbe pure più appetibile, si solleverebbe il livello della C eliminando quei club con problemi finanziari che ogni anno falliscono e si avrebbero le squadre B inserite in un contesto di livello superiore rispetto ad ora. Questa sarebbe la cosa più logica anche pensando a quei lavoratori che stanno oggi nei club di C e che si troverebbero fuori dal calcio professionistico. In ogni caso ci riserviamo di aspettare notizie su come sarà la Serie C2. E soprattutto che alla riforma dei campionati segua un aiuto da parte della politica nel creare gli stadi e le strutture. Con le leggi attuali e la burocrazia è un percorso tortuoso. Solo con un lavoro a 360 gradi tra creare stadi, campionati migliori, squadre B e creare strutture per le giovanili, si riuscirà a risollevare definitivamente il nostro calcio.

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