La gara con l’Atalanta ha messo di nuovo a nudo tutti i soliti problemi che ormai da mesi e mesi vediamo ogni gara. Per giocare in modo efficace a calcio, a prescindere da moduli, stile di gioco, qualità degli interpreti, serve dare essenzialmente 3 cose:
- Ampiezza per aprire appunto le maglie avversarie
- Scaglionamento per avere sempre opzioni di passaggio e creare continui triangoli/rombi nel campo, cosa non possibile se si tiene spesso la squadra spaccata in 2 blocchi da 5 giocatori spesso in linea
- Profondità perchè l’area va attaccata e riempita
Il Milan, ormai da diversi mesi, lo stiamo vedendo spaccato molto spesso in due blocchi da 5 giocatori in due linee. Chiaramente una squadra “piatta” non può riuscire a costruire in modo efficace e spesso infatti vediamo lanci lunghi verso la punta e ricerca di qualche spizzata o conquista della seconda palla. Oltre al fatto che, una volta persa palla, si subiscono transizioni con la difesa che non è mai supportata perchè la squadra occupa male il campo.
Questo è uno dei problemi più grossi, il Milan è 1 contro 1 sempre, in ogni zona del campo, nessuno fornisce un aiuto al compagno. Ovviamente questo sottopone i giocatori a una fatica doppia e rendere ovviamente peggio rispetto alle loro reali qualità. Calabria, che siamo tutti concordi non sia Cafù, si trova ogni gara a gestire un duello senza supporto di nessuno dei compagni e questo lo manda ancor di più in difficoltà. Jimenez crea un rigore (regalato), ma stava in uno contro uno da solo, senza aiuto. Si è passati da un calcio nel quale si riusciva ad avere una squadra equlilibrata, monoblocco, che attaccava e difendeva tutta insieme nel campionato 20/21, alla squadra attuale.
Il problema non è della qualità dei ragazzi che è alta, ma che palesemente non riescono ad occupare il campo in modo corretto. Probabilmente una delle chiavi sta anche nella preparazione atletica oggettivamente sbagliata che ha portato il record di infortuni in stagione e ad avere una squadra che spesso dà l’idea di aver terminato la “benzina” troppo presto. Chiaramente gli infortuni abbassano la qualità della rosa e diminuiscono il turnover, la condizione atletica fa il resto, il non gioco completa l’opera.
Quando un giocatore ha intorno a sè un vertice, due appoggi e uno scarico, ha sempre opzioni di passaggio e se perde palla ha diversi compagni vicini in zona palla per poter riaggredire immediatamente e recuperarla o quantomeno costringere la squadra avversaria a non poter partire in transizione. Stiamo vedendo un gruppo forte gestito da un allenatore a fine ciclo. E la forza del gruppo la si vede perchè nonostante gli infortuni, nonostante il gioco, nonostante i cali mentali, la squadra è terza in classifica ed è uscita dal girone della morte in Champions sostanzialmente per un rigore regalato al PSG. Smettiamo di sminuire i ragazzi che sono molto meglio di quel che si vede, il problema non sono certamente loro, ma chi deve far funzionare il gioco….
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