E’ notizia di questa mattina del quotidiano Repubblica, il pressing da parte del fondo saudita PIF nei confronti di Cardinale per entrare nel Milan come soci di minoranza e poi comprare definitivamente il club. Ma razionalmente, cosa può essere logico in tutta questa storia?
Cardinale ha acquistato il Milan 18 mesi fa per una cifra intorno ai 1,2 miliardi di cui 550 “prestati” da Elliott in quello che tecnicamente si chiama “vendor loan“. E’ un qualcosa di normalissimo in operazioni di questa portata perchè consente al proprietario di controllare l’azienda usando meno liquidità. Ed è normalissimo soprattutto se il proprietario pensa che l’azienda che sta acquistando ha un potenziale di crescita superiore al valore del tasso di interesse. Nel caso di Cardinale, il tasso di interesse che proponeva Elliott era buono per cui aveva una logica sia per Cardinale, sia per Elliott stesso che alla fine prenderà una cifra superiore essendoci appunto i tassi di interesse maturati.
Perchè può avere una logica vendere ora una quota di minoranza?
Vendere una quota di minoranza sarebbe logico perchè permetterebbe a Cardinale di ripagare Elliott, mettendo un socio forte che possa far ulteriormente crescere il Milan sul mercato arabo. E’ notizia di ieri l’ennesima partnership del club rossonero con CFI financial group che si occupa di trading online soprattutto in medioriente. E’ stata inaugurata una “Casa Milan” a Dubai e i legami col mercato mediorientale sono in costante e netta crescita. Avere un socio di minoranza come il fondo saudita PIF, porterebbe una crescita ancor più marcata su quei territori, senza perdere di vista la crescita nel mercato USA. Basti pensare che rispetto allo scorso anno si è avuta un’impennata del 75% complessivo e del 713% riferendosi al solo mercato americano, con la maglia di Pulisic che è andata letteralmente a ruba. Quindi avere un socio di minoranza di quel tipo, permetterebbe una crescita ancora più rapida, oltre al fatto che permetterebbe di chiudere le pendenze con Elliott.
Perchè può essere logico entrare nel Milan da parte degli arabi?
Partiamo dal fatto che i mondiali 2034 si svolgeranno in Arabia Saudita. Una scelta dettata dal fatto che vogliono usare il calcio come veicolo per ripulire l’immagine del loro paese e convertirlo in una meta turistica. Hanno investito svariati milioni nel calcio saudita per creare un campionato di livello cercando di attrarre giocatori e allenatori top. Hanno comprato alcuni club (soprattutto Newcastle) e sicuramente vogliono avere una presenza maggiore in tutto il mondo attraverso il calcio, ripulendo l’immagine del paese. Entrare nel Milan significa poterlo usare come veicolo di sponsor per le aziende locali e per il paese, oltre a poter entrare in questioni come il nuovo stadio. Basti immaginare che pubblicità sarebbe vedere il nuovo impianto con naming rights sullo stadio pagati dai sauditi. E nella loro logica potrebbero anche entrare come soci di minoranza ora, per poi acquistare il club interamente, ma per quanto Repubblica parli a breve termine, è un qualcosa di difficile. Poi chiaramente di impossibile non esiste nulla. Non bisogna comunque scordare un aspetto che vedremo ora.
Da luglio 2023 è in vigore una legge a livello UE che ha colmato un vuoto normativo e che impedisce ai fondi statali extra-UE di immettere denaro in aziende UE (quindi club di calcio inclusi) perchè risulterebbe sleale nei confronti delle altre aziende. Era una norma già attiva per i fondi statali UE ed era incredibile come ci fosse un vuoto normativo che non impediva a quelli extra-UE di immettere soldi. Vuoto che è stato colmato a gennaio e che da luglio 2023 è entrata ufficialmente in vigore.
Come hanno lavorato storicamente le proprietà arabe?
Siamo abituati ormai da diversi anni a proprietà mediorientali che hanno usato fondi statali per immettere continui capitali nei club di loro proprietà o usando sponsor locali gonfiati per aumentare il fatturato. Sono politiche che però già negli ultimi anni hanno subito un cambiamento. Ormai vediamo il City che va avanti con le sue gambe, idem il PSG. Hanno raggiunto lo status e il fatturato dei top club e hanno iniziato ad andare avanti con le proprie gambe senza aiuti esterni. Lo stesso Newcastle di proprietà del fondo PIF, dopo un primo anno con qualche investimento in più (ricordiamo oltretutto che NON è territorio UE, quindi non sono vietati gli aiuti dei fondi statali), ha dichiarato che in caso di mancata qualificazione in Champions dovranno effettuare cessioni anche per questioni economiche. Quindi quello che la gente a prescindere non deve pensare è che una proprietà del genere cambi eccessivamente rispetto alla gestione attuale. I club ormai devono pensare a fatturare conquistando i mercati e tenendo i costi in equilibrio col fatturato. Il Milan è sulla strada corretta con un fatturato che sta salendo in modo pazzesco, quindi con un’entrata araba potrebbe subire una ulteriore accelerata, in attesa dello stadio che completa l’opera. Va rimosso dalla mente il pensiero di un proprietario che butta soldi nel club come poteva succedere negli anni 90, il mondo è cambiato e sta cambiando anche il modo di gestire degli arabi. Quindi ben vengano non perchè butteranno soldi a caso nel Milan, ma perchè aiuteranno il club a crescere rapidamente.
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