La scelta dell’allenatore in questo momento rappresenta molto più che un semplice cambio in panchina. Rappresenta il dare un segnale al popolo rossonero, rappresenta che ambizioni ha la società, rappresenta l’aver capito cosa è successo in questi ultimi due anni.
Pioli non va schifato né insultato, semplicemente è stato quello che è sempre stato in ogni ambiente nel quale ha allenato negli ultimi 20 anni. Un allenatore normale, con buone idee alternate a errori gravi che hanno portato spesso ad un esonero dopo una prima stagione buona. Nel Milan il percorso è stato positivo soprattutto per la presenza di Ibra che ha veramente spostato gli equilibri col suo arrivo dopo il famoso 5-0 a Bergamo. Prima dell’arrivo di Ibra in realtà stava andando ad un ritmo simile (per non dire inferiore) a Giampaolo. Ibra poi ha sollevato il livello di tutti e tolto le castagne dal fuoco da solo in tante gare. Ha generato entusiasmo e Pioli è riuscito certamente a trovare una quadratura che ha portato la squadra ai vertici fino a vincere lo scudetto, poi il ciclo si è concluso lì.
Noi scrivevamo già da prima della crisi di gennaio 2023 che il Milan stava dando segnali preoccupanti. La squadra era ancora in lotta scudetto prima di quel gennaio, ma con evidenti problemi tattici e ambientali. Era nell’aria il non poter reggere quel ritmo. L’errore del rinnovo a Pioli ad ottobre 2022 è stato grave perché, soprattutto dopo una vittoria e tre campionati insieme, era prudente attendere la primavera per un rinnovo. Si arriva all’estate ed era già doveroso esonerarlo e trovare un allenatore che potesse rappresentare una crescita, un nuovo inizio anche visti i numerosi acquisti di qualità effettuati durante la sessione di mercato.
Probabilmente la lunghezza del contratto ha fatto propendere verso la riconferma per evitare il rischio di pagare per 2 anni un allenatore per stare a casa. La rosa è palesemente una rosa importante per la Serie A, il che fa supporre che comunque a prescindere è quasi impossibile non raggiunga dei posti Champions che sono l’obiettivo minimo. Una vittoria al primo anno con una rosa rivoluzionata sarebbe stato comunque complesso. Un ragionamento logico, non vincente, ma logico. Mettere un allenatore importante avrebbe certamente impostato il lavoro anche se non avesse vinto nulla. Avrebbe gettato le basi per correggere nel mercato qualche lacuna e puntato in modo netto alla vittoria in questa prossima stagione.
Un qualcosa che comunque si può provare a fare lo stesso, ma con un allenatore che sappia dare veramente una sterzata. Che rappresenti una certezza. Male che vada un giovane che abbia le caratteristiche da allenatore top (es. Motta). Qualsiasi scelta diversa da questo significherebbe un rischio, una poca voglia di voler provare a vincere. Badate bene usiamo il termine PROVARE a vincere perché nessuno è così folle da pretenderlo con matematica certezza. Ma una cosa è iniziare una stagione sapendo che si arriva nei primi 4 quasi senza dubbi, altra cosa è iniziare quella stagione con l’obiettivo e la forza di vincere. Poi ci si può non riuscire, ma il tipo di approccio cambia totalmente.
Lopetegui è certamente un buon allenatore. Ha vinto con le nazionali under spagnole e ha sollevato una Europa League. Darebbe probabilmente un gioco migliore rispetto a quello attuale, ma il punto principale è che non rappresenta un upgrade di caratura rispetto a Pioli. Tralasciando il mondo giovanile, da allenatore il suo percorso dice:
- Porto 78 gare 2,24 punti a gara
- Real Madrid 14 gare 1,43 punti a gara
- Siviglia 170 gare 1,85 punti a gara
- Wolverhampton 27 gare 1,30 punti a gara
Il Milan attuale con tutti i problemi tattici viaggia a 2,1 punti a gara e in questi anni è stato praticamente sempre oltre i 2 punti a gara. Lopetegui ha avuto una media congrua al livello da Milan solo in Portogallo dove è anche difficile non averla quando alleni Porto, Benfica e Sporting che fanno un campionato a parte rispetto alle altre squadre. E’ riuscito a fallire a Madrid con un percorso paragonabile a quello di Giampaolo al Milan. A Siviglia ha fatto abbastanza bene in un ambiente comunque senza pretese, come potrebbe essere la Lazio o la Fiorentina in Italia. Anche Pioli alla Lazio o alla Fiorentina aveva fatto bene e ottenuto piazzamenti. Ultima esperienza fallimentare al Wolverhampton con una media punti da salvezza tranquilla e poco più.
Mettendo da parte le idee tattiche da questo discorso, il profilo che il Milan deve cercare deve essere qualcosa di superiore a questo. La società non può nascondersi e puntare su scommesse. Lopetegui poteva essere un profilo 5 anni fa, per quel Milan. Poi può anche venire e vincere tutto, ma è una scelta che rappresenterebbe il giocare col fuoco. Non rappresenterebbe una voglia di vincere, ma di anteporre altre questioni a quelle sportive.
Da parte nostra noi non siamo mai stati pro o contro la società, pro o contro allenatori ecc. Siamo dalla parte di cosa è corretto per il Milan, per la sua crescita e per il rispetto della sua storia. Abbiamo criticato la scelta di tenere Pioli, ma a inizio anno abbiamo fatto un reset e lo abbiamo sostenuto e valutato nei fatti senza pregiudizi per il bene del Milan. La società ha fatto tutto bene sul mercato e sui lati extra-campo, eccetto appunto quella scelta su Pioli che ha reso questa stagione estremamente deludente. Nel derby i milanisti hanno ceduto i loro biglietti agli interisti, si sono nascosti. Uno del nostro staff che da 25 anni è abbonato pur non essendo nemmeno lombardo (per capire anche i sacrifici che i tifosi fanno per la squadra), ha usato questa frase: “In 25 anni di stadio non ho mai visto i milanisti nascondersi. Nemmeno quando il Milan era in B si sono nascosti, hanno sempre lottato. Renditi conto della gravità del gesto di nascondersi cedendo i biglietti del derby agli interisti. Renditi conto di cosa è l’ambiente in questo momento”.
La società dia un segnale forte, è in tempo.
Per avere tutti i nostri aggiornamenti, iscriviti al nostro canale Whatsapp cliccando QUI








