Scegliendo di restare in epoca più moderna senza andare in un calcio troppo lontano da quello attuale, partendo da Sacchi in poi ci si rende conto che le scelte del Milan sono sempre andate su allenatori che non erano dei top nel momento in cui sono stati scelti.
- Sacchi: veniva dal Parma ed era stata una scommessa di Berlusconi dopo aver visto giocare il suo Parma. Certamente non aveva un curriculum di vittorie o esperienza in grandi club.
- Capello: praticamente zero esperienza da allenatore, catapultato ad allenare una squadra di fenomeni che avevano vinto tutto con Sacchi e cambiato il calcio dell’epoca.
- Tabarez: veniva dall’esperienza positiva a Cagliari, certamente non aveva allenato top club europei e vinto trofei a ripetizione.
- Sacchi-Capello: dopo il fallimento di Tabarez, viene richiamato Sacchi che era a quel punto un grande allenatore, ma fallisce. L’anno successivo viene richiamato Capello dopo i 5 anni splendidi, ma fallisce anche lui. In quel momento erano due grandi nomi, diventati grandi nel Milan, che rappresentavano delle certezze, eppure hanno fallito entrambi nella seconda esperienza.
- Zaccheroni: veniva dall’Udinese, qualche buona stagione.
- Terim: veniva da Galatasaray e Fiorentina, certamente non da Real Madrid e Manchester Utd. Esonerato dopo 10 giornate chiamando Ancelotti.
- Ancelotti: aveva fatto Parma e Juventus senza vincere nulla se non un Intertoto. Considerato eterno secondo, non dava certamente garanzie di vittoria all’epoca. Ha iniziato a vincere proprio al Milan per poi diventare ora uno dei più vincenti della storia del calcio.
- Leonardo: mai stato in panchina, guida una stagione il Milan.
- Allegri: anche lui come Tabarez arrivava dal Cagliari dopo esperienze in categorie inferiori con Sassuolo, Spal, Grosseto, insomma non certamente squadre top. Aveva vinto 0.
- Seedorf: non aveva mai allenato.
- Inzaghi: aveva allenato le giovanili e si è ritrovato alla guida della prima squadra.
- Mihajlovic: Catania, Fiorentina, Sampdoria, certamente nessun titolo.
- Montella: stesso percorso di Mihajlovic, praticamente stesse squadre.
- Gattuso: Ofi Creta, Pisa, giovanili Milan.
- Giampaolo: tante squadre di medio-bassa classifica, mai un’opportunità in una big, nessun trofeo.
- Pioli: Bologna, Lazio, Fiorentina, Inter. Zero trofei, qualche piazzamento qua e là.
In 37 anni da Sacchi a Pioli, il Milan quindi non ha mai avuto un allenatore che avesse un curriculum da top quando è arrivato. Unici due casi i ritorni fallimentari di Sacchi e Capello.
Perché ora tutti pretendono quindi un top? E’ davvero garanzia di successo?
La verità è che no, non è garanzia di successo. Capello nel 97 era come e più di Conte oggi, eppure non ha potuto far nulla. Buona parte del successo dipende dalla squadra che si ha in mano, ma c’è da dire che il calcio sta cambiando e il peso di allenatori e staff sta diventando sempre maggiore. Portare oggi un top allenatore aumenta e non poco le possibilità di vittoria che è l’unico obiettivo per il prossimo anno. E’ vero da un lato che con la squadra attuale oltretutto migliorata sul mercato si può ragionevolmente pensare che arrivi nei primi posti a prescindere dall’allenatore, ma l’allenatore può essere colui che fa la differenza tra un secondo posto e una vittoria.
La reazione della dirigenza allo scudetto interista dovrebbe spingere verso un nome che dia alte possibilità di successo, economicamente si può fare. Poi nessuno è stupido da non capire che ci sono tanti aspetti da valutare e che magari con qualche nome top libero si possa anche non arrivare ad un accordo o lo stesso allenatore scelga di non venire. La tifoseria non chiede infatti per forza un allenatore top, ma almeno qualcuno che sia in rampa di lancio, che possa rappresentare un futuro top. Un De Zerbi o anche un Van Bommel, sarebbero certamente delle scommesse, come lo sarebbe pure un Thiago Motta, perché mai hanno allenato squadre di vertice o vinto qualcosa. Però sarebbero dei profili giovani con già una buona dose di esperienza che potrebbero diventare dei top veri al Milan come successo con altri in passato. Qualcuno rappresenterebbe una scommessa con possibilità più alta di riuscita (es Motta o De Zerbi che hanno già allenato in campionati top), altri tipo Van Bommel sarebbero un rischio maggiore, ma una scommessa si può vincere o perdere, ma almeno c’è la possibilità di vincerla.
La tifoseria e noi per primi, andremo sempre contro scelte non progettuali. Allenatori che allenano da 10/15 anni in squadre medie come Lopetegui o Fonseca, rappresenterebbero dei Pioli a inizio ciclo. Allenatori che potevano andare bene qualche anno fa a inizio progetto per ottenere dei piazzamenti. Allenatori che oggi non possono rappresentare un progetto che ha l’obbligo di puntare alla vittoria già dal prossimo anno. Poi può casualmente anche andare bene come già successo con Pioli che vince uno scudetto. Non sarebbero delle scommesse, sarebbero la certificazione di una società che cerca piazzamenti abbastanza sicuri senza per forza voler vincere. E questo se ti chiami Milan non può essere ammesso.
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