I pessimi vizi della tifoseria rossonera

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Scriviamo questo editoriale perché in questi anni si è creata una situazione di divisione della tifoseria francamente stupida. Una divisione che porta a una serie di vizi da entrambe le parti che bisognerebbe iniziare a togliersi. Il punto principale è la crescita del club di anno in anno in modo da puntare a risultati sportivi ogni anno, ma spesso questa cosa viene dimenticata. Una buonissima fetta di tifoseria vive sperando non arrivino i risultati per poter dire “lo avevo detto”. Un qualcosa di talmente stupido che si fa fatica a comprendere.

Gestendo un gruppo di 25mila persone su Facebook, è pazzesco notare come in questi anni tanti utenti restino in religioso silenzio nei momenti positivi per poi sbucare fuori solo in quelli negativi, usando il mezzo social per sfogare le frustrazioni della propria vita. Siamo abituati ad una società che ha educato le persone a non saper elaborare un pensiero che vada oltre il bianco o nero. Un atteggiamento che per forza porta a spaccature che dividono. Atteggiamento portato all’esasperazione dal licenziamento di Maldini in poi. Tanti che non erano d’accordo al licenziamento, a prescindere criticano qualsiasi cosa fatta ora senza alcun ragionamento alla base. L’importante è andare contro. Anche facendo discorsi come fossimo nel mondo del 1995 e non nel 2024.

Dal lato opposto ci sono quelli a cui tutto va bene, sempre. Che di fronte all’evidenza di un ciclo Pioli finito o di fronte alla netta inadeguatezza di alcuni interpreti, li difendono sempre e comunque anche davanti all’evidenza. L’essere realisti e vedere oltre al bianco o nero analizzando il contesto, è un qualcosa che fanno sempre meno persone. E la cosa più divertente è che quando queste criticano qualcosa diventano pessimisti e criticoni da parte di chi difende tutto col paraocchi, mentre quando razionalmente capiscono una scelta o la elogiano, diventano aziendalisti da parte dell’altra sponda. Due fazioni col paraocchi.

La cosa però francamente più insopportabile da parte di tanti è l’arroganza. I social hanno dato voce a chiunque, come aveva detto Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”.

L’arroganza è il vero problema. Quando ad esempio si dà dell’incompetente a qualcuno, dall’alto di cosa si dice? Ancora ricordiamo i “Gazidis out” per fare un esempio, detto da persone che magari durante la giornata fanno il muratore, l’architetto, il meccanico o quel che sia. Gente che non ha le minime competenze in materia economica, ma che senza comprendere nemmeno in minima parte il lavoro fatto da un professionista preparato al massimo livello nel suo settore, con arroganza dicono cosa avrebbe dovuto fare e che era incompetente, salvo poi dopo anni vedere che aveva ragione lui e acclamarlo. Stessa cosa per Cardinale, per Moncada, per chiunque. Una cosa è esprimere una critica, altra cosa è porsi al di sopra di un professionista che si è preparato e ha dimostrato per arrivare a quel livello. Quando si esprime una critica si può fare anche in modo duro, ma non arrogante e soprattutto se si fa, si deve dimostrare con delle evidenze la propria teoria. Tanti non hanno mai fatto un corso nemmeno minimo o allenato bambini nel proprio quartiere e pretendono di capire più di allenatori e staff che lavorano al massimo livello, insultandoli dall’alto di competenze nulle.

Ancora sono nitidi i ricordi della massa di tifosi che voleva vendere Leao per tenere Hauge. Col primo che a distanza di anni, pur con la sua incostanza, ha un valore intorno ai 100 milioni, mentre il secondo è tornato al Bodo Glimt realizzando 3 reti in 17 gare nel 2024 e con un valore di 2,5 milioni. Il tutto insultando i dirigenti, così come quando è stato ceduto Cutrone e preso Leao. Sono nitidi i ricordi di chi pretendeva il ritorno di Pobega ai tempi del prestito al Torino, un giocatore normalissimo che al Milan può solo completare la rosa.

Un vizio quello della “vedovanza” che viene usato ogni volta da chi ha interesse unico di gettare fango e critiche sulla dirigenza e si usa ogni scusa per attaccarla. Lo vediamo ora con Brescianini, giocatore normale di serie A mai convocato in nazionale, che non potrebbe mai avere spazio davanti ai vari Reijnders, Fofana, Bennacer, Musah, Loftus. Addirittura qualcuno avrebbe voluto tenere Nasti, giocatore da 6 reti in 35 presenze in Serie B nell’ultima stagione. Un vizio quello di rimpiangere giocatori che nasce solo dalla voglia di usare un pretesto per attaccare la dirigenza e che va a mode. C’era ad esempio il periodo della moda Pessina, come se potesse essere un giocatore da Milan, poi in un anno nemmeno viene più nominato. Il rimpianto Locatelli che ora va a rinforzare la Juventus, salvo poi rendersi conto nel tempo che era un giocatore normale, che può completare la rosa, ma che razionalmente sarebbe dietro nelle gerarchie a qualsiasi centrocampista del Milan ora in rosa.

Eppure basterebbe poco per creare un ambiente migliore. Esprimere la propria opinione che sia a favore o contraria, motivandola possibilmente con immagini, dati. Cercare di capire i motivi dietro ad alcune scelte, contando che qualche scelta si sbaglia. Basti pensare la scelta di Maldini su Origi che per caratteristiche sarebbe anche stato ottimo, ma arrivato senza più motivazioni, o la valutazione fatta su Castillejo appena acquistato: “Castillejo, credo che per le sue caratteristiche potrà essere una gran sorpresa”. O gli errori negli anni sui vari Mandzukic, Pellegri, Duarte, Caldara, Laxalt. Così come ad ora gli errori di Moncada su Pellegrino che non ha avuto una crescita, Lazetic che è stato gestito male con prestiti insensati e non è esploso pur avendo il potenziale per farlo o Chukwueze che non ha ancora reso per la cifra pagata. Per non parlare della conferma di Pioli che aveva già ampiamente terminato il proprio ciclo, una scelta che è costata una stagione travagliata e senza trofei. Quindi tutti sbagliano e sempre sbaglieranno qualcosa, ma sempre ci sarà un motivo dietro a delle scelte, così come ora c’è dietro alla cessione di Kalulu. Capire i motivi e criticare in modo razionale, andando tutti comunque nella stessa direzione che è volere la crescita del Milan.

Anche quando si parla di parte economica. Che significa la frase “società che specula”? Ad oggi esattamente quanto avrebbero intascato? E’ stato fatto un utile di 6 milioni che è diventato utile grazie anche all’immissione da parte di Redbird di 40 milioni per le questioni stadio. Nei 2 anni, ad ora sono stati immessi 40 milioni e non è stato guadagnato nulla. Quindi in cosa avrebbero speculato? Lo scopo finale sarà il guadagno ovviamente come lo è stato per Elliott e come lo è per qualsiasi proprietà al mondo oggi (eccetto chi ripulisce soldi ma tralasciamo), ma per arrivare il guadagno, il risultato sportivo e la costruzione stadio sono fondamentali. E per averli si deve creare una squadra competitiva per il titolo che poi coincide con quello che il tifoso vuole. Ora lo spazio a bilancio per sollevare i costi c’è e man mano si solleveranno. Soprattutto con i rinnovi di Theo e Maignan. La liquidità si sta usando tutta, infatti si sta facendo sempre il peggior saldo negativo del campionato, compreso quest’anno. Ad ora parliamo di un saldo di -70. Si può fare meglio? Si. Ma non si può nemmeno dire che la società non sta investendo perché è oggettivo che lo sta facendo, non è un’opinione. Ecco, questo è l’esempio del discorso fatto in precedenza, si può chiedere qualcosa in più e muovere una critica se non venisse fatta, ma dall’altro lato non si può insultare una proprietà come se stesse facendo un mercato senza investire quando ha investito liquidità più di chiunque in questi anni. Senza perdere mai di vista che dovendo fare uno stadio che avrà un costo intorno al miliardo, non si può certamente caricare il club di debiti, dovendo per forza in parte finanziare lo stadio con un prestito (come fosse un mutuo per comprarsi la casa). Elogiare o criticare è sacrosanto, il punto è solo farlo con un ragionamento e non in base a innamoramenti, frustrazioni, pregiudizi, fazioni. O ancora peggio sperando che la squadra vada male pur di poter criticare che è la cosa più meschina e stupida che un tifoso possa fare. Impariamo ad essere più uniti e remare tutti nello stesso verso, perché non siamo interisti. Siamo sempre stati una tifoseria migliore, più intelligente e razionale per quanto molto esigente.

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