Capitolo cessioni – Un aspetto da migliorare

5–8 minuti

Una delle cose che spesso viene scritta da chi è contro questa proprietà/dirigenza, è quella che “pensano solo a guadagnare” o “tanto lo venderanno per farci plusvalenza”. In realtà i dati di fatto ci mettono davanti uno scenario molto diverso, con una problematica importante riguardo il lato cessioni e capacità di generare plusvalenze. Non è una problematica che riguarda solo questa proprietà e questi dirigenti, ma è un qualcosa che ormai avviene da parecchi anni. Nel periodo d’oro di Berlusconi il calcio era molto diverso, il Milan dominava nel mondo e non aveva interesse nello sviluppo di giovani. Le giovanili producevano poco e in prima squadra si avevano solo top player che difficilmente venivano ceduti e solo quando era il club a deciderlo. L’aspetto di generare ricavi da player trading non era necessario anche perché il mondo del calcio era parecchio diverso.

Nel periodo disastroso degli ultimi anni Berlusconi, non c’era certamente una progettualità. La squadra veniva allestita per sopravvivere, le giovanili producevano poco, ma si aveva un personaggio come Galliani con grande esperienza e contatti. Riusciva in qualche modo a piazzare qualche giovane o esuberi con un guadagno in linea con il loro valore all’epoca. Ad esempio possiamo ricordare Cristante a 5,5 che ha permesso poi di prendere Bonaventura per la stessa cifra. Erano anni bui, comunque la capacità e la forza politica/relazionale di Galliani, consentiva di trovare delle soluzioni e cedere ad un prezzo conforme al valore. Non è mai stato il punto forte nemmeno di Galliani, ma quantomeno si riusciva a cedere con valori in linea.

Tralasciando l’anno cinese, arriviamo alla gestione Elliott e poi quella Redbird. Gestioni che hanno visto qualche cessione senza perderci eccessivamente su alcuni giocatori rispetto al prezzo di acquisto, pensiamo a Lapadula, Kalinic, Piatek, Paquetà ecc fino al recente Cdk, tutti giocatori rivenduti ad un prezzo che ha fatto rientrare buona parte della spesa fatta per acquistarli. Il problema principale si pone però su giovani e alcune operazioni su esuberi di prima squadra. Possiamo fare l’esempio di Rodriguez regalato un anno in prestito al Torino per poi passare definitivamente in granata a 1,95 milioni, nulla se pensiamo comunque che parliamo di un nazionale svizzero con un valore nettamente più alto. Lo stesso Laxalt comprato per 19 milioni e dopo alcuni prestiti regalato alla Dinamo Mosca a 3,5 milioni, nulla per un giocatore che giocava regolarmente in nazionale uruguaiana, ma anche lo stesso Borini regalato al Verona. Non era fattibile nemmeno ricavare 1/2 milioni? Ma anche arrivando in anni più recenti, da Rebic non era fattibile ricavare nemmeno qualche milione? Krunic che ha fatto il titolare al Milan negli ultimi anni vincendo anche uno scudetto, è stato ceduto in prestito gratuito con obbligo a 3,5 milioni. Un giocatore che sul mercato ne vale almeno 6/8.

Uniche operazioni ben fatte su giocatori della prima squadra sono state Suso (1 prestito e 22 riscatto obbligatorio in caso di Champions), Hauge a 8 milioni, Cutrone a 18 e Tonali a 64 più bonus. Senza parlare dei p0, situazioni che andavano risolte prima di arrivare all’ultimo anno dalla scadenza. I vari Donnarumma, Kessie, Calhanoglu, Romagnoli. Tutti giocatori da cui si poteva ricavare qualcosa. Da un lato è vero che i rinnovi e le cessioni si fanno in 2, ma dall’altro i modi per forzare un’uscita in caso di mancato rinnovo si hanno. Può capitare una gestione particolare di un giocatore, ma perderne 4 in poco tempo, si poteva fare qualcosa di meglio.

Ma arriviamo al capitolo giovani che è il più importante. Il Milan fatica a cederli a cifre congrue. O si affida a cessioni a 0 con % sulla rivendita sperando che altri li sappiano valorizzare e rivendere, oppure li cede a cifre ridicole. Prendiamo i casi recenti Brescianini ceduto a Frosinone a 1 milione e % sulla rivendita. Oggi dopo un anno ceduto a 13 milioni. Il Milan quindi ricava 6,5 più il milione precedente, una cifra congrua al valore di Brescianini un anno fa. Ma arriva affidandosi SOLO alla capacità altrui di saper valorizzare e vendere. Un metodo che a volte può andare bene, ma non può essere la normalità. Possiamo vedere l’operazione Jungdal regalato alla Cremonese lo scorso anno, Maldini al Monza, Nasti alla Cremonese. Tutti giocatori con un valore che sommato potevano portare diversi milioni al club, ma che ci si affida solo alla capacità altrui di saperli valorizzare e cedere, senza scordare che alcuni di loro potrebbero benissimo liberarsi a p0 facendo decadere la possibilità di ricavi futuri al Milan.

Anche vedendo la situazione attuale con l’operazione Kalulu, il Milan guadagna meno di quel che potrebbe. Forse inevitabile la formula visti i problemi fisici, ma concedere un prestito a 3,5 pagabili in 2 rate e riscatto a 14 in 3 rate più bonus e %, è una formula win-win per la Juventus. Il Milan incassa sicuramente i 3,5 di prestito, poi se il ragazzo dovesse far male o infortunarsi nuovamente, torna indietro ulteriormente deprezzato. Se dovesse dare abbastanza garanzie, la Juve pagherebbe 14 milioni in 3 comode rate. Facendo diventare l’operazione tra i 17 e i 20 milioni di ricavo per il Milan. Cosa che la Juve farebbe solo in caso il giocatore dia garanzie e quindi torni a valere 30/40 milioni sul mercato. Si poteva trovare una soluzione migliore.

Ma dall’altro lato questa operazione fa capire anche come il Milan non ritenga così importante il capitolo cessioni e non guardi solo il lato economico. Perché se avesse guardato solo il lato economico, avrebbe ceduto Thiaw serenamente, magari non a 35 milioni come detto da qualcuno, ma incassando una buona cifra che garantisse una plusvalenza, appunto sui 15/20 milioni. A quella cifra, lavorandoci per tempo, avrebbero trovato diverse squadre. Tenendo a quel punto Kalulu in rosa e provando a rivalutarlo. Ma evidentemente il francese non dà garanzie fisiche e si accetta anche una formula poco conveniente pur di provare a liberarsene, ma fa capire come l’aspetto plusvalenza/ricavo non sia primario per il Milan.

Anche la situazione Pobega sta andando in quella direzione: prestiti con diritto. E’ possibile che un giocatore italiano di 25 anni che da anni fa la Serie A, con presenze in Champions League, con una buona media reti in base alle presenze, non si riesca a cederlo ricavandoci una decina di milioni? Ma si riesca solo a regalarlo in prestito con diritto? Diritto che verrebbe esercitato solo se il giocatore dimostrasse di valere più di quella cifra, se no verrebbe usato e rispedito indietro. Le altre società riescono a cedere i vari Hujsen, Iling, Barrenechea o per stare sugli italiani Bellanova, Brescianini, Retegui ecc, possibile che il Milan non riesca a ricavare nemmeno 1 milione da Nasti o si trovi obbligato a cedere Simic a 3 milioni ad un anno dalla scadenza o non riesca a piazzare in modo definitivo giocatori come Pobega e Kalulu?

Il player trading non è e mai sarà centrale nei pensieri del Milan, anche se chi critica la società accusa di voler fare plusvalenze. Nei fatti il Milan non solo ne ha fatte pochissime, ma fatica pure a cedere. Magari riuscisse a fare player trading fatto bene con giocatori non da Milan! Il capitolo player trading invece è un qualcosa di importante perché garantirebbe ogni anno risorse in più da reinvestire. Bisogna analizzare il problema e migliorare in questo aspetto perché con un Milan al vertice e un settore giovanile che ora produce parecchio, si potrebbero incassare ogni anno risorse importanti che stiamo lasciando per strada.

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