Ieri abbiamo assistito ad una gara veramente pessima, uno spettacolo che una squadra come il Milan non può permettersi. Questo non è comunque un buon motivo per perdere la lucidità e farsi trasportare da facili frasi fatte, insulti e valutazioni fatte sulla base della rabbia. I problemi quando esistono vanno individuati e poi corretti. Partiamo dal primo problema: la squadra da due anni non sviluppa certi concetti di gioco e non ha mai risolto quelli che sono stati i problemi di equilibrio che nascono sia da un problema tattico, sia da un problema di atteggiamento. Di certo nessuno sano di mente può pensare che i giocatori del Milan siano più scarsi di quelli del Parma neopromossa. Anche perché la rosa del Milan ha nazionali che hanno avuto alto rendimento in altri contesti. Parliamo di giocatori importanti.
Cambiare due anni pessimi in 2 partite è impresa ardua. Come detto da Vanoli la scorsa settimana, la squadra soprattutto nei momenti di difficoltà tende a rifugiarsi in quello che era il calcio che era abituata a fare e serve tempo per sradicare quei concetti. Serve tanto allenamento fino ad abituare i giocatori ad altro. Un qualcosa che se ci pensate abbiamo vissuto nel periodo del lockdown. Ibra è arrivato a gennaio, ma non aveva influito eccessivamente fino a marzo che si è fermato il mondo. Dopo il lockdown, con un lavoro sulla testa dei compagni nella nuova preparazione atletica, il Milan è radicalmente cambiato. Certo sono state anche trovate posizioni diverse, certo Ibra ha spesso risolto da solo alcune gare indirizzandole, ma quello che era veramente cambiato era l’atteggiamento di tanti. Eppure la squadra era la stessa che l’8 marzo perdeva in casa col Genoa con una prestazione pessima. Cambiare alcuni atteggiamenti richiede tempo e lavoro di alcuni giocatori nel trascinare il gruppo. Giocatori che inevitabilmente non possono che essere i nuovi (Pavlovic, Fofana, Morata).
A questo si aggiunge la scelta Fonseca. Come scritto da mesi, tatticamente è un allenatore che ha ottime idee e che personalmente stimo, ma che non è un top e che ha sempre avuto bisogno di tempo per far entrare le sue idee nella testa dei giocatori e che non fa generalmente partenze sprint. A Lille un anno fa due sole vittorie nelle prime 6, con 9 gol subiti cioè 1,5 a gara. A fine anno però erano 34, cioè 0,78 a gara nelle altre 32 partite, la metà. Lui crea un calcio con buoni principi offensivi e buona solidità, ma parte lento e fino ad ora non ha mai fatto il salto per diventare un allenatore top. Viene in un ambiente esasperato da 2 anni di calcio inesistente che pretende risposte immediate, anche perché ti chiami Milan e 6 giornate a prescindere non le hai. Non è lui il problema, ma è pretendere che lui sia diverso da questo. Tutti possiamo cambiare ed evolvere, però se in 10/15 anni che uno allena è sempre così, mediamente non ci si può aspettare che parta a razzo ereditando una squadra con gravi problemi tattici e mentali alla quale vuoi far fare un calcio offensivo e di dominio. Che non significa che siano giustificati alcuni errori tattici che ha commesso.
Emerson nella nostra analisi abbiamo scritto come sia un giocatore che storicamente ha sempre fatto bene difensivamente, mentre ha creato pochi assist, reti e in generale occasioni per i compagni. Pensarlo come un giocatore più offensivo solo perché ha più gamba di Calabria, è una valutazione azzardata. Se in carriera è stato preferito fino ai 26 anni per la fase difensiva tanto da usarlo anche difensore centrale e ha fatto meno assist di Calabria, non è perché certamente tutti gli allenatori sono impazziti. Poi può anche spingere se necessario avendo gamba per farlo, ma visto che dal lato opposto gioca Theo, è azzardato pensare di far spingere entrambi e lo abbiamo visto nel secondo gol.

Leao fa una scelta concettualmente rivedibile visto che la soluzione Pulisic è molto più razionale, ma ci può stare l’errore e la palla persa, qua il problema è che entrambi i terzini del Milan sono alti. Emerson è altissimo in fascia perché gli è stato chiesto questo.

Almqvist ovviamente riceve palla e ha una prateria perché il terzino è altissimo e gli parte alle spalle, Tomori certamente non poteva andare in preventiva su di lui e quindi si crea un buco facilmente utilizzabile. La difesa scappa e guarda prima lo spazio e questa è una scelta. Quello che è inconcepibile è l’atteggiamento di Theo. Parte abbastanza vicino a Cancellieri, ma lo fa letteralmente correndo alla velocità di una corsa per riscaldarsi.

Nel momento che Tomori deve fare la scelta di uscire su Almqvist, Pavlovic deve controllare anche l’uomo al centro, mentre Theo ormai è 10 metri dietro Cancellieri, inconcepibile. Ha rinunciato letteralmente a corrergli dietro da inizio azione e sui 40 metri di scatto, diciamo che uno come lui potrebbe mangiarne 5-10 mediamente a tutti, non finire 10 metri dietro perché passeggia con un atteggiamento passivo. Questo aspetto non è ammissibile da parte di nessuno. Anche perché la stessa distrazione e atteggiamento passivo la ritroviamo anche nella prima rete, quindi è qualcosa che non ha a che vedere con la condizione atletica. E’ una questione di mentalità e atteggiamenti sbagliati che ormai fanno parte di alcuni giocatori da 2 anni e che rimuovere non sarà compito facile. Theo è abituato ormai a potersi permettere questo perché per 2 anni gli è stato concesso, addirittura non mettendo nessuno alle sue spalle e sapendo che a prescindere la domenica successiva gioca senza conseguenze.
Quindi tenere un terzino bloccato, i 2 dc e un mediano, eviterebbe ripartenze di questo tipo perché probabilmente nemmeno sarebbe nata. Almqvist avrebbe dovuto affrontare Emerson e di certo non avrebbe mangiato il campo in libertà, permettendo alla squadra di rientrare comodamente. Qua nasce perché la squadra è lunga, sbilanciata, con buchi enormi e con elementi con atteggiamenti passivi. Fonseca aveva il dovere di chiedere i compiti corretti, ma alcuni avevano il dovere di comportarsi da professionisti. Anche la questione mentale è un aspetto che riguarda il tecnico, ma un atteggiamento così molle va pure oltre le responsabilità motivazionale dell’allenatore. Significa non comportarsi in modo serio in campo, non dare il 100%.
Poi si può parlare di 433 o 4231, ma quello è relativo nel calcio odierno. Quella è una struttura di partenza, poi cambia nelle fasi di gioco. E’ più importante far funzionare i compiti all’interno di una struttura. Si può avere lo stesso equilibrio giocando 433 o 4231, dipende da che compiti si chiedono, da che posizioni si fanno assumere ad alcuni, da che atteggiamento si chiede alla squadra. Quando ha funzionato il Milan pressando forte e avendo compattezza?
Quando ha giocato con Saele-Calha-Rebic dietro Ibra ad esempio, con Bennacer-Kessie a centrocampo. Rebic che aiutava e si sacrificava più di Leao, Calha che lo stesso faceva la doppia fase e aveva grande attitudine alla fase difensiva, per non parlare di Saele. L’anno dopo si sono persi equilibri inizialmente con Leao ormai titolare e Brahim trequarti. Per ritrovarli si è messa una coppia più muscolare a centrocampo (Tonali-Kessie) rinunciando a Bennacer che entrava a gara in corso in tutto l’ultimo periodo dell’anno con Krunic trequarti e Saele a destra. In questo modo si riusciva a reggere il lavoro difensivo nullo di Leao che è esploso diventando determinante e vincendo il campionato. Per avere una squadra che pressa e ha equilibri, è necessario avere interpreti che aiutano difensivamente e sono predisposti al sacrificio. Reggere Leao che non si sacrifica, significa che altri devono coprire quegli spazi che lui non copre. Poi si può parlare di 433 o 4231, ma alla fine il problema del Milan sono le posizioni quando si perde palla, i compiti in preventiva, l’attitudine al sacrificio, l’intelligenza nel non sollevare entrambi i terzini insieme.
Situazione pratica detta in parole povere. Allenatore avversario vede che sollevi entrambi i terzini. Cosa può chiedere ai suoi uomini? Ovviamente di smarcarsi preventivamente usando quella zona di campo perché non ti puoi permettere di mandare i centrali in preventiva in fascia lasciando il vuoto in mezzo. Diverso se tengo un terzino bloccato perché non andrei mai a trovarmi ad affrontare una transizione in inferiorità numerica. Questo non cambia se faccio 433 o 4231, ma da cosa chiedo ai miei uomini nei compiti.
Probabilmente in questa fase bisogna ripartire da una squadra più “operaia”, una mediana muscolare con Reijnders trequarti, un terzino bloccato, magari un uso di Saele in una fascia per dare più aiuto. Poi da lì inserire man mano anche altri più offensivi trovando nuovi equilibri. Di sicuro però la prima cosa che va trovata è la mentalità e rimuovere certi atteggiamenti.
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