Colpe di tutti, ma serve freddezza e razionalità

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In un mondo nel quale si deve sempre trovare un colpevole, un elemento per dividersi tra chi dice A e chi dice B, probabilmente serve maggiore razionalità. Ci sono colpe societarie? Certo, la scelta Fonseca è arrivata per una serie di motivi tra cui il fatto che pratica il tipo di calcio che vuole la dirigenza e per cui ha costruito la squadra negli anni, il fatto che non ha uno stipendio ingombrante avendo ancora Pioli sotto contratto, il fatto che non è un accentratore che vuole decidere in prima persona, il fatto che ha saputo lavorare bene con i giovani. Tutti aspetti importanti, ma tralasciando l’aspetto che non sia un allenatore che trascina da un punto di vista motivazionale e che nelle sue esperienze ha sempre portato la barca in porto senza picchi, né grossi problemi. Quando aveva una squadra da quarto posto, arrivava quarto e quando aveva una squadra da titolo (Shakhtar), ha vinto. Ma non ha mai portato trofei nei maggiori campionati e non è un allenatore top o vincente ad oggi, ma uno normale. Che non significa che non possa sistemare le cose e vincere, ma che quando prendi un allenatore che non è ad oggi un vincente, ti prendi la responsabilità della scelta. Fonseca non era la prima scelta, sappiamo bene come si stesse concretizzando Lopetegui e come dopo di lui ci siano state valutazioni su diversi allenatori poi non scelti per motivi economici o di presenza ingombrante. Una scelta che noi abbiamo fortemente criticato non per Fonseca in sé che, ripetiamo, gode della nostra stima come lato tattico, ma perché avendo scelte disponibili con un grado di rischio minore, si aveva il dovere di ragionare in modo ambizioso. Gli allenatori e staff oggi hanno un peso enorme nei risultati, molto più che in passato.

Fonseca va protetto e supportato proprio per questo. Non vincere in questa stagione significa aver fallito l’obiettivo, non ci sono mezze misure, lo abbiamo scritto da mesi. Questa è nata come una stagione nella quale era necessario il riscatto sportivo, quindi qualsiasi risultato che non si chiami scudetto significa aver fallito. La società ha rischiato con la scelta Fonseca nel momento che altri allenatori con curriculum superiore o prospettive superiori erano liberi sul mercato, quindi se ne assume la totale responsabilità. Se si dovesse anche solo arrivare secondi, avrebbe fallito. Non Fonseca, ma il club che si è assunto la responsabilità di sceglierlo. Fonseca è e resterà un buon allenatore a prescindere da come andrà l’esperienza al Milan. Pioli un anno fa ne ha vinte 3 su 3 all’inizio per poi crollare, quindi le partenze false possono esserci, non è certamente il momento di giudicare il lavoro di Fonseca che da ora può anche vincerne 10 di fila. Se però non dovesse riuscire a rimettere in piedi un ambiente che da 2 anni vive con evidenti problemi tattici e mentali, la colpa non sarebbe comunque sua, ma di chi non ha scelto dei profili con maggiore curriculum per farlo.

Fonseca non è uno sprovveduto tatticamente e con il lavoro probabilmente troverà gli equilibri. La squadra singolarmente ha giocatori importanti, parliamo di una rosa da oltre 600 milioni di valore, tutti giocatori nel pieno della carriera, tante alternative tattiche, ha quasi tutto per giocarsi serenamente la Serie A. Può mancare un vice Theo, una punta più adatta di Jovic al nostro gioco, un centrale più adatto di Thiaw. Questo per completare la costruzione della rosa, ma vedendo le altre rose la situazione non è diversa, tutte sono migliorabili soprattutto nelle riserve. Per questo diciamo che la rosa per giocarsi lo scudetto c’è, ora vanno trovati equilibri e magari qualche ultimo regalo dal mercato. Il problema comunque più grosso si chiama motivazione. Questa squadra ha elementi che stanno dando molto meno di quello che potrebbero, con atteggiamenti a tratti vergognosi e va avanti così da maggio 2022. La tattica ha senso quando la squadra dà il 100% perché nessuna tattica potrebbe mai funzionare se i giocatori hanno atteggiamenti sbagliati. Col Parma sono state prese due reti nate da problemi tattici, ma sarebbe bastato che Theo si fosse messo semplicemente a correre e non sarebbe arrivata nessuna delle 2. Avremmo parlato di Milan squilibrato, di Parma che ha trovato vari contropiedi, ma se banalmente Theo avesse corso, quelle due reti sarebbero state evitate.

Questo per dire che l’atteggiamento influenza pesantemente il risultato, per certi versi anche più della tattica. Qualcuno ha sollevato il problema che fosse questione di ritardo di condizione di Theo, ma se così fosse viene da pensare male ugualmente. Come potrebbe un professionista serio dopo 23 giorni a Milanello avere quella condizione? In che stato è arrivato dalle vacanze per essere ridotto a non poter scattare dopo 1 minuto di gioco dopo quasi un mese di allenamento? Sarebbe veramente grave. Quindi il problema si riconduce a una mancanza di concentrazione, di voglia di vincere. In una parola passività. Fonseca non pare il tipo di allenatore caratterialmente forte che cambia la testa dei giocatori e questo è un fattore che doveva essere preso in considerazione nella scelta perché da 2 anni vediamo approcci sbagliati e passività. La società ha pensato di supportare Fonseca in questo? Bene, allora agisca e dimostri il cambiamento già dalla prossima gara.

Quindi le colpe sono distribuite tra tutti per questa partenza falsa, che non vuol dire non sia rimediabile. Supportiamo Fonseca al massimo e tireremo le prime somme tra un mese. Senza scordare che l’obiettivo è uno solo e si chiama scudetto, anche per ammissione di tutti in società e che qualsiasi cosa al di sotto significa aver fallito l’obiettivo. Devono sentire questa pressione perché se giochi al Milan devi conviverci. Se non la reggi, non sei da Milan.

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