Dichiarazioni Cardinale – I punti chiave

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Hanno fatto discutere alcune affermazioni di Cardinale negli scorsi giorni, ma andiamo a vederle e soprattutto analizzarle nel contenuto.

In tutto questo discorso, l’unico concetto che buona parte dei tifosi ha estrapolato, è stato che si guarda ad altro più che solo a vincere le partite che non importa. In realtà qua si parla di altri aspetti che non c’entrano nulla con quelli di campo. Una proprietà se veramente vuole puntare in alto, non può fermarsi al pensare solo alla singola gara o singola stagione. Bisogna avere una visione globale a lungo termine e giustamente Cardinale sottolinea la questione ecosistema italiano. Una proprietà può lavorare benissimo, avere uno stadio e un marketing al top, ma se immersa in un ecosistema (come lo chiama Cardinale) che non funziona, avrà sempre poco dalla voce diritti tv. Era diventata famosa la notizia qualche mese fa che l’ultima della Premier prende più diritti tv della prima in Serie A.

Il Southampton nel 22/23 aveva incassato 121 milioni dai diritti tv ed era stata quella che aveva incassato meno in Premier. L’Inter che aveva incassato più di tutte in Italia come diritti tv, ha chiuso con 87, il Milan con 80. Una differenza del 39% tra Inter e Southampton. Il City aveva chiuso con 206 milioni cioè 40 milioni più di Milan e Inter messe insieme. E parliamo di 22/23 perché ora entrerà in vigore il nuovo contratto che sarà ancora più ricco per le squadre di Premier, mentre la Serie A resta ferma. Questo amplierà ancora di più il gap economico. Come si può colmare? Come ha detto Cardinale, di sistema. Certo tutte devono lavorare per avere uno stadio di proprietà e moderno, ma in generale devono lavorare poi per esportare il proprio prodotto. E come si può far pagare bene il proprio prodotto? Rendendolo appetibile, quindi avendo squadre forti, non c’è altra strada. Se il Milan facesse il massimo ma le altre italiane no, non potrebbe mai riuscire a colmare il gap economico con le inglesi e le spagnole agevolate da una ripartizione dei diritti tv che le favoriscono.

Cardinale quindi giustamente parla di ecosistema italiano, da quello dipende una fetta importante della crescita. Quello che tutti dobbiamo augurarci non è vincere perché le altre diventano più scarse all’interno dell’orticello italiano, ma vincere con le competitor piene di campioni, come succedeva negli anni 90 e primi anni 2000. E in questo modo con squadre forti e stadi moderni, diventare appetibili come prodotto Serie A. Continua poi Cardinale:

Qua parla in modo pesante, brutto da leggere perché di nuovo sembra che il concetto di vittoria sia secondario, quando in realtà è un discorso più profondo. Non si tratta solo di vincere, ma di farlo in modo duraturo e togliere dalla mente il discorso che più spendo e più posso vincere. Certo avere un fatturato importante, aiuta a poter comprare giocatori forti e quindi aumentare la possibilità di vittoria, ma non è solo quanto si spende ma come lo si fa. Aumenti il fatturato e aumenti monte ingaggi, ammortamenti e liquidità da poter investire nel mercato, sempre in relazione al fatturato. Il Psg ha collezionato figurine per anni senza mai vincere la Champions e addirittura alcune volte nemmeno vincendo in Francia. Il Milan cinese ha speso tantissimo, molto oltre le proprie possibilità, eppure ha miseramente fallito. Questo perché per vincere serve avere soldi e grandi giocatori, ma anche saperli scegliere nel modo corretto. Spesse volte si ha frenesia sul mercato di volere sempre di più anteponendo l’idea della vittoria alla salute del club, cosa successa nel Milan cinese, ma la correlazione non è stata una vittoria. Noi abbiamo sempre difeso dai tempi di Elliott il lavorare in modo serio senza passi più lunghi della gamba quindi non possiamo non essere d’accordo in questo. E’ il solo modo nel calcio odierno di rimettere i mattoncini che portano il club alla lunga a restare ai vertici. Per questo motivo non è sbagliato il ragionamento che Cardinale fa sulla questione spesa come non sbaglia nell’evidenziare i problemi della burocrazia in Italia. Non solo comuni e governo non aiutano a dovere, ma anzi spesso mettono i bastoni tra le ruote.

Quello in cui sbaglia Cardinale è il concetto che il tifoso non sia proprietario del club perché nei fatti lo è. Il tifoso va allo stadio, paga le tv, compra gli oggetti e gli sponsor ti pagano in base a quanta gente riesci a raggiungere. Nei fatti quindi i tifosi sono il cuore che manda avanti tutto, sono come dei partner, che non significa però che debbano decidere la visione del club, come debba lavorare. Anche perché il tifoso non è un professionista nei vari settori, quindi è corretto che Cardinale mette i soldi per comprare il club e decide, ma non deve mai perdere di vista che i tifosi sono la base per un qualsiasi club e non solo dei “partecipanti alla catena del valore”.

In sintesi esprime male dei concetti, in parte si percepisce un fastidio nei confronti di una tifoseria che lo ha ampiamente insultato. In realtà più che sui risultati o sul mercato, il rapporto è nato male per la questione Maldini, ma come ogni volta nel calcio appena vincerà un campionato verrà tutto accantonato. Come successo da Gazidis out, Elliott speculatori ecc, a esaltarne ora i risultati. Succederà lo stesso a Cardinale, dipende solo da quando porterà un titolo. Se lo farà questa stagione, tra un anno sarà un proprietario meraviglioso per tutti. In ogni caso da proprietario andavano evitate certe frasi. Sul fatto che serva una visione più ampia rispetto alla gara domenicale ha perfettamente ragione, così come serve una crescita di tutto il sistema italiano, magari trainato dal Milan, ma tutto deve crescere per poter far crescere ulteriormente il Milan stesso. Avere una bella villa in mezzo alle case popolari di certo non la aiuta ad avere valore e attrarre persone di un certo tipo a viverci.

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