Hanno fatto discutere alcune affermazioni di Cardinale negli scorsi giorni, ma andiamo a vederle e soprattutto analizzarle nel contenuto.
“Quando abbiamo comprato il club è stato per portare in Italia quello che facciamo per mestiere. C’è una strategia molto più grande di quella che si gioca ogni settimana in Italia, ovvero vincere le partite. E’ il concetto di Made in Italy che indica la più alta qualità premium a livello globale. Si pensa alla Ferrari, a Loro Piana, a Brunello Cucinelli. Ebbene, dovremmo pensare alla Serie A allo stesso modo, anche se il mondo è cambiato. Ora quando si parla di calcio a livello globale e si pensa alla massima qualità, si pensa di Inghilterra, di Premier League. Una delle cose che vorrei fare come amministratore del Milan e come membro della Serie A è lavorare con essa e con tutti gli altri membri dell’ecosistema italiano per riportare l’Italia a quello che era in termini di calcio europeo globale. Credo che questo sia fondamentale. Considero la Serie A come una delle più grandi esportazioni dell’Italia”
In tutto questo discorso, l’unico concetto che buona parte dei tifosi ha estrapolato, è stato che si guarda ad altro più che solo a vincere le partite che non importa. In realtà qua si parla di altri aspetti che non c’entrano nulla con quelli di campo. Una proprietà se veramente vuole puntare in alto, non può fermarsi al pensare solo alla singola gara o singola stagione. Bisogna avere una visione globale a lungo termine e giustamente Cardinale sottolinea la questione ecosistema italiano. Una proprietà può lavorare benissimo, avere uno stadio e un marketing al top, ma se immersa in un ecosistema (come lo chiama Cardinale) che non funziona, avrà sempre poco dalla voce diritti tv. Era diventata famosa la notizia qualche mese fa che l’ultima della Premier prende più diritti tv della prima in Serie A.
Il Southampton nel 22/23 aveva incassato 121 milioni dai diritti tv ed era stata quella che aveva incassato meno in Premier. L’Inter che aveva incassato più di tutte in Italia come diritti tv, ha chiuso con 87, il Milan con 80. Una differenza del 39% tra Inter e Southampton. Il City aveva chiuso con 206 milioni cioè 40 milioni più di Milan e Inter messe insieme. E parliamo di 22/23 perché ora entrerà in vigore il nuovo contratto che sarà ancora più ricco per le squadre di Premier, mentre la Serie A resta ferma. Questo amplierà ancora di più il gap economico. Come si può colmare? Come ha detto Cardinale, di sistema. Certo tutte devono lavorare per avere uno stadio di proprietà e moderno, ma in generale devono lavorare poi per esportare il proprio prodotto. E come si può far pagare bene il proprio prodotto? Rendendolo appetibile, quindi avendo squadre forti, non c’è altra strada. Se il Milan facesse il massimo ma le altre italiane no, non potrebbe mai riuscire a colmare il gap economico con le inglesi e le spagnole agevolate da una ripartizione dei diritti tv che le favoriscono.
Cardinale quindi giustamente parla di ecosistema italiano, da quello dipende una fetta importante della crescita. Quello che tutti dobbiamo augurarci non è vincere perché le altre diventano più scarse all’interno dell’orticello italiano, ma vincere con le competitor piene di campioni, come succedeva negli anni 90 e primi anni 2000. E in questo modo con squadre forti e stadi moderni, diventare appetibili come prodotto Serie A. Continua poi Cardinale:
“Ci concentriamo solo sul vincere le partite. Non possiamo farlo se non innoviamo, se non cambiamo questo paradigma in tutto il calcio europeo, dove sembra esserci questa nozione implicita che si debba spendere tutto il necessario per vincere, come se ci fosse una correlazione diretta tra spesa e vittoria. Non si tratta di spendere come un governo mediorientale, cosa che non si farà mai. Quello che faccio in America per vivere, investendo nello sport, è sempre una partnership pubblico-privato. Servono i comuni, servono i governi. In Italia non ho mai visto nulla di simile. In America, chi spende i soldi per comprare le squadre, è il proprietario della squadra. In Italia credo che i tifosi credano che la squadra sia di loro proprietà. Quello che sto cercando di fare, e non sto ricevendo molto aiuto nell’ecosistema italiano, è una partnership tra tutti i partecipanti alla catena del valore: tifosi, governo locale, governo nazionale, capitale per costruire le nostre infrastrutture. Abbiamo gli Europei in arrivo nel 2032. Sto cercando di fare uno stadio a Milano”
Qua parla in modo pesante, brutto da leggere perché di nuovo sembra che il concetto di vittoria sia secondario, quando in realtà è un discorso più profondo. Non si tratta solo di vincere, ma di farlo in modo duraturo e togliere dalla mente il discorso che più spendo e più posso vincere. Certo avere un fatturato importante, aiuta a poter comprare giocatori forti e quindi aumentare la possibilità di vittoria, ma non è solo quanto si spende ma come lo si fa. Aumenti il fatturato e aumenti monte ingaggi, ammortamenti e liquidità da poter investire nel mercato, sempre in relazione al fatturato. Il Psg ha collezionato figurine per anni senza mai vincere la Champions e addirittura alcune volte nemmeno vincendo in Francia. Il Milan cinese ha speso tantissimo, molto oltre le proprie possibilità, eppure ha miseramente fallito. Questo perché per vincere serve avere soldi e grandi giocatori, ma anche saperli scegliere nel modo corretto. Spesse volte si ha frenesia sul mercato di volere sempre di più anteponendo l’idea della vittoria alla salute del club, cosa successa nel Milan cinese, ma la correlazione non è stata una vittoria. Noi abbiamo sempre difeso dai tempi di Elliott il lavorare in modo serio senza passi più lunghi della gamba quindi non possiamo non essere d’accordo in questo. E’ il solo modo nel calcio odierno di rimettere i mattoncini che portano il club alla lunga a restare ai vertici. Per questo motivo non è sbagliato il ragionamento che Cardinale fa sulla questione spesa come non sbaglia nell’evidenziare i problemi della burocrazia in Italia. Non solo comuni e governo non aiutano a dovere, ma anzi spesso mettono i bastoni tra le ruote.
Quello in cui sbaglia Cardinale è il concetto che il tifoso non sia proprietario del club perché nei fatti lo è. Il tifoso va allo stadio, paga le tv, compra gli oggetti e gli sponsor ti pagano in base a quanta gente riesci a raggiungere. Nei fatti quindi i tifosi sono il cuore che manda avanti tutto, sono come dei partner, che non significa però che debbano decidere la visione del club, come debba lavorare. Anche perché il tifoso non è un professionista nei vari settori, quindi è corretto che Cardinale mette i soldi per comprare il club e decide, ma non deve mai perdere di vista che i tifosi sono la base per un qualsiasi club e non solo dei “partecipanti alla catena del valore”.
“Servirebbe un’ondata di miglioramenti per tutto il campionato, in modo da diventare più competitivi. La Serie A potrebbe così realizzare il suo potenziale di essere una delle più grandi esportazioni italiane. Non darò alcun messaggio ai tifosi finché non vinceremo, perché capisco che è l’unica cosa che vi interessa. Faremo tutto il possibile per vincere, ma vincere in modo intelligente. E se lo farò, saremo longevi. E contribuiremo a far crescere l’intero ecosistema, come ritengo sia nostro dovere”.
In sintesi esprime male dei concetti, in parte si percepisce un fastidio nei confronti di una tifoseria che lo ha ampiamente insultato. In realtà più che sui risultati o sul mercato, il rapporto è nato male per la questione Maldini, ma come ogni volta nel calcio appena vincerà un campionato verrà tutto accantonato. Come successo da Gazidis out, Elliott speculatori ecc, a esaltarne ora i risultati. Succederà lo stesso a Cardinale, dipende solo da quando porterà un titolo. Se lo farà questa stagione, tra un anno sarà un proprietario meraviglioso per tutti. In ogni caso da proprietario andavano evitate certe frasi. Sul fatto che serva una visione più ampia rispetto alla gara domenicale ha perfettamente ragione, così come serve una crescita di tutto il sistema italiano, magari trainato dal Milan, ma tutto deve crescere per poter far crescere ulteriormente il Milan stesso. Avere una bella villa in mezzo alle case popolari di certo non la aiuta ad avere valore e attrarre persone di un certo tipo a viverci.
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