Gioco posizionale – Viaggio nell’evoluzione del gioco e di quello che farà Fonseca

5–8 minuti

La gara col Lecce ha gli stessi principi di quella precedente, motivo per cui vorrei soffermarmi sul discorso del gioco di posizione di cui ha parlato Fonseca e cercare di spiegarlo in modo semplice e comprensibile per tutti.

Il gioco posizionale inizia per così dire o comunque trova una sua prima vera espressione a grandi livelli con Michels ai tempi di Crujiff giocatore. Principi che vengono ripresi e migliorati da Sacchi e dallo stesso Cruijff nel suo Barcellona da allenatore per arrivare al massimo esponente odierno che è Guardiola col suo Barcellona proseguendo il lavoro stesso di Cruijff. C’era differenza concettuale tra Sacchi e Cruijff, il primo partiva dal dominio dello spazio per poi dominare la palla, mentre il secondo partiva dal dominio della palla per poi dominare lo spazio, ma entrambi sono espressione di un gioco posizionale. Famoso come Sacchi facesse lavorare la squadra in modo schematico e rigido come fossero legati da una corda. Spesso avete sentito parlare di calcio posizionale e relazionale, cerchiamo di darne una definizione. Nel calcio relazionale il punto principale è la palla e le relazioni appunto che si creano tra i giocatori in funzione della palla, un po’ come il calcio di strada. Non è un caso che trovi la maggior espressione in Sudamerica soprattutto nel Fluminense di Diniz in questi anni (ora passato al Cruzeiro), in un contesto di campionato storicamente poco tattico, pieno di talenti cresciuti giocando per strada e abituati a vivere il gioco in modo più “libero” e meno ingabbiato da tatticismi, una sorta di caos organizzato.

Giocatori che sovraccaricano zone di campo andando a relazionarsi come meglio credono, ampia libertà, la palla è il centro di tutto e tutti lavorano in funzione della palla.

Il gioco posizionale ha invece come riferimento lo spazio ed è più codificato, ma non facciamo l’errore di parlare di gioco posizionale o relazionale come due entità separate. Si avranno sempre delle relazioni tra giocatori e un determinato grado di libertà dei giocatori, ma ci arriviamo successivamente. La relazione Theo-Leao è talmente forte che sarebbe stupido “schematizzare” o limitarne la fantasia per fare un esempio. Partono con dei principi e una determinata occupazione degli spazi, ma è chiaro che avendo una relazione molto forte, possono anche trovarsi e sviluppare giocate non codificate, frutto della lettura della situazione. In generale il principio è creare e occupare spazi generando una superiorità e trovando sempre qualcuno tra le linee. La famosa ricerca del terzo uomo quindi muovo la palla tra due giocatori per generare uno spazio che viene occupato da un terzo. Quante volte avete sentito la frase palla avanti, palla dietro, palla nello spazio? E questo lo vediamo e vedremo tanto nel Milan di Fonseca.

In generale il calcio posizionale è un calcio molto più organizzato nell’occupazione degli spazi. Di Guardiola ad esempio è famosa la suddivisione del campo in 5 canali, due di ampiezza, uno centrale e quelli chiamati half-spaces cioè quei mezzi spazi che sono generalmente di difficile lettura per le difese. Non è un caso infatti vedere strutture offensive con i 5 davanti.

Prendiamo ad esempio un 325 offensivo, perché viene fatto? Quali sono i principi che spingono ad una struttura simile? Sicuramente i 3 dietro consentono di lavorare bene sulle preventive e i 2 creano una cerniera centrale proteggendo meglio la zona più calda. Mentre offensivamente si ha occupazione della doppia ampiezza, uso degli half-spaces e molti uomini in zona di rifinitura andando ad attaccare la profondità e non occupando quella zona. Perché Fonseca ha voluto delle punte associative e non dei giocatori magari con più reti sulle gambe? La risposta sta proprio in questo. Nella sua idea, la punta o le punte sono dei giocatori che possono scambiarsi posizione (abbiamo visto Morata finire a fare la mezz’ala), legare il gioco e poi attaccare lo spazio in profondità. Non voleva una punta statica che solo sapesse attaccare la profondità e aspettare la palla in area.

Ora che abbiamo chiaro il gioco di posizione, da dove nasce e come si evolve negli anni, vediamo anche come ci siano delle continue evoluzioni e adattamenti. Le difese ad esempio hanno ripreso a lavorare pressando a uomo. E’ chiaro che contro una squadra che va a uomo, diventa molto più complesso trovare spazi tra le linee e quindi vantaggio posizionale, perché di fatto non esistono linee, ma come disse Spalletti in una famosa intervista, esistono spazi tra gli uomini. Quindi anche chi adotta un gioco posizionale, non lo adotta più con i principi di 15 anni fa, perché ad oggi sarebbero poco produttivi. Anni fa in tantissimi lavoravano a zona pura, oggi gli unici rimasti sono Sarri e Giampaolo sostanzialmente, ma in un calcio con squadre a zona pura, il gioco posizionale diventava come una partita a scacchi nel quale riuscivi sistematicamente ad aprire spazi da sfruttare, soprattutto negli half-spaces di cui parlavamo, mentre nel calcio moderno questo viene meno, quindi quello che vediamo oggi è un’ulteriore evoluzione del gioco posizionale di 15 anni fa. Come si sta evolvendo?

Diventerà sempre più importante avere giocatori molto intelligenti che sanno leggere le situazioni. Morata e Pulisic ad esempio sono due ragazzi con intelligenza enorme nella lettura delle situazioni. Riprendiamo un’immagine del derby.

Credit Lega Serie A

Come evidenziato in quell’analisi, se notate il portatore di palla ha varie possibilità di passaggio, ma chiunque riceva palla ha sempre un vertice, due appoggi laterali e lo scarico. Se la palla andasse a Pulisic questo avrebbe Emerson e Morata come appoggi, Abraham vertice e Gabbia scarico. Essere “circondati” da compagni in posizione utile per ricevere un passaggio è importantissimo quindi e avrà sempre più importanza. Generare relazioni tra giocatori dentro questo tipo di strutture. Quindi non abbiamo più ruoli come si dice spesso, ma in realtà abbiamo anche sempre meno funzioni specifiche in fase offensiva, ma funzioni che cambiano a seconda del contesto e delle relazioni con i compagni.

Quindi il vero calcio posizionale come veniva inteso, non esiste più e non è un caso che ad aver vinto gli ultimi due campionati siano state due squadre molto fluide come il Napoli di Spalletti e l’Inter di Inzaghi. Due squadre con organizzazione e ampia libertà relazionale degli interpreti. Lo stesso Fonseca ora sta dando strutture e occupazione degli spazi da gioco posizionale, ma senza ingabbiare i giocatori in modo codificato. Quindi quello che stiamo vedendo è il gioco posizionale moderno, la sua naturale evoluzione.

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