Facciamo partire questo discorso da lontano, perché è un problema che nasce da tanto tempo. Tralasciando il Milan cinese e il primo anno Elliott di cui non resta nessuno a parte Calabria, andiamo a vedere il Milan dal periodo Giampaolo in poi.
In dirigenza accanto alla squadra c’erano Maldini-Boban-Massara e Giampaolo aveva una media punti di 1,28. La squadra era costruita con molti giocatori giovani ed era normale non avessero compreso cosa significa il Milan e dovessero crescere da tutti i punti di vista. Giampaolo non era certamente un allenatore caratteriale, ma uno bravo nell’insegnare principi di gioco. Avere una squadra giovane e fatta da giocatori molto talentuosi ma con poco carattere, non portava risultati e si è passati a Pioli
Con Pioli e la stessa dirigenza (Maldini-Boban-Massara) non cambia nulla per oltre 3 mesi, anzi la media punti peggiora perché tocca quota 1,2. Arriva il mercato di gennaio ed entra Ibra, poi il lockdown. Ibra in campo, in allenamento ogni singolo giorno, solleva il livello di tutti. Si torna dal lockdown e il Milan caratterialmente è trasformato grazie alla presenza di un leader che è un caso a parte rispetto a chiunque altro. Un leader che tiene la corda tirata al massimo sempre, che solleva il livello di attenzione e mentalità al massimo. Un leader che incuteva anche timore negli stessi compagni oltre ad essere un fenomeno in campo. Ma Ibra è un caso limite, non esistono ad oggi giocatori che potrebbero avere lo stesso effetto su un gruppo.
Il Milan fa secondo posto e poi vince lo scudetto, dopodiché Ibra si opera al ginocchio e poi smette, di fatto non si allena più con la squadra e non è più in campo con loro per tenere quella famosa corda sempre tirata al massimo. L’anno dello scudetto disse che non si era operato perché non poteva mollare la squadra in quel momento perché sapeva che se lo avesse fatto, quello scudetto non sarebbe mai arrivato. Dice questo perché sa che il gruppo non era un gruppo caratteriale, ma era un gruppo con tanti giocatori anche molto talentuosi, non certamente con grande carattere. Appena Ibra si opera e poi smette, la squadra mentalmente non regge. In dirigenza ci sono sempre Maldini e Massara, in panca c’è sempre Pioli come gli anni prima, ma senza Ibra in campo, pur con una squadra più matura nei singoli, arrivano umiliazioni come il 2-5 contro il Sassuolo o il 4-0 contro la Lazio. La squadra inizia a collezionare derby persi (Supercoppa, 2 di Champions e ritorno di campionato), di fatto 4 dei 6 derby persi di fila arrivano quella stagione. Ha fortuna nel sorteggio Champions (con la nuova formula sarebbe impossibile) e va avanti trovando prima un girone facilissimo, poi un Tottenham senza centrocampo titolare, Conte out operato, senza portiere e in una situazione di crisi. Poi un Napoli senza punte con Elmas adattato in attacco che ci costringe al 26% di possesso in casa senza riuscire a sfondare. In campionato quel Milan finisce quinto anche perché sapeva della penalizzazione Juve, ma fa davvero pochissimi punti in relazione al tasso tecnico della squadra. Una stagione letteralmente da dimenticare.
Cambia la dirigenza, resta Pioli, la squadra viene rinforzata anche se ha lacune in alcuni ruoli, fa un secondo posto in serenità, ma non lotta mai per vincere e si espone ad alcune pessime figure durante l’anno. Quella mentalità nei 2 anni con Ibra in campo non si vede più.
Si arriva a questa stagione, si colmano sul mercato le lacune principali tattiche, ma si mette in panca un “Pioli con i capelli”. Perdonate la battuta, ma il senso è che pur stimando Fonseca come allenatore molto più di Pioli per come lavora tatticamente con la squadra, caratterialmente e anche come caratura generale di allenatore, è come Pioli. Morata, Fofana, Pavlovic, sono tutti ottimi calciatori e anche buoni leader, ma nessuno può avere l’effetto di Ibra gli anni scorsi, perché semplicemente non esiste caratterialmente un Ibra in giro. Oltre che essendo appena arrivati in un gruppo dove tutti sono 25enni e nazionali, diventa più complesso ribaltare lo spogliatoio come fatto da Ibra nel 2020.
Per risolvere il problema carattere e mentalità le vie sono 2:
- Mettere un allenatore molto forte caratterialmente;
- Prendere giocatori anche meno talentuosi ma più “seri”, cedendo gli anarchici.
A inizio stagione spingevamo per avere un allenatore caratteriale per questo motivo, perché purtroppo questo gruppo ha bisogno di una guida dura. Ha molto talento, ma poca mentalità. Si potrebbe cedere i vari Tomori, Theo, Leao e mettere dei giocatori mentalmente forti anche se con qualità tecniche o atletiche inferiori, ma la via più facile sarebbe quella di farli allenare da una persona caratterialmente forte. Un qualcuno che temono nel vero senso della parola. A nessun giocatore del Napoli verrebbe in mente di decidere di scavalcare la decisione dell’allenatore, perché sanno che Conte gli farebbe vivere un inferno nelle settimane successive in allenamento, incluso prendere delle multe. Non ci penserebbero proprio. Ora possiamo parlare di dirigenti, di mettere o meno un ds, ma non vanno loro in campo. La situazione era uguale con Maldini pre-Ibra, era uguale con Maldini post-Ibra, resta uguale con Ibra dirigente e resta uguale con Giampaolo, Pioli o Fonseca. Cambierebbe solo con qualcuno caratterialmente forte in panchina o cambiando alcuni elementi chiave della squadra con giocatori più seri “alla Morata”. Da lì non si scappa. Poi possiamo parlare di tattica, di mettere un terzino più o meno forte, di allungare il centrocampo, del vice-Theo, della punta che segna tanto o quella che lega meglio il gioco o di quel che ci pare, ma il punto principale è che non è un problema di qualità di uomini a livello di Serie A, ma di mentalità che in qualche modo deve essere data.
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